Roland Garros,Parigi 2011 Semifinali-Risultati e commenti by Poseidon

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Roland Garros,Parigi 2011 Semifinali-Risultati e commenti by Poseidon

Post  poseidon on Sat 4 Jun 2011 - 9:20

Qualche settimana fa, registrate le pessime prestazioni nei tornei di Madrid e Roma, non avremmo scommesso nemmeno il famoso Copeco sulla possibilità di vivere una giornata come questa. La giornata che ci riconsegna una Francesca Schiavone superlativa, impeccabile, la giornata in cui la tennista più forte nella storia del nostro paese, qui sì che si può parlare di G.O.A.T. anche se con una limitazione geografica, 12 mesi dopo conquista nuovamente la finale del Roland Garros, guadagnandosi la possibilità di scrivere il proprio nome al fianco di quello di alcune immortali di questo sport (Chris Evert, Steffi Graf, Justine Henin) in grado di centrare la doppietta Parigina, la stessa che in Italia solo Nicola Pietrangeli nel 1959 e nel 1960 è stato capace di mettere a segno, la stessa che in ambito femminile non è riuscita a nessuno dal trionfo del 2007 firmato Justine Henin. Non ha potuto nulla la beniamina di casa Marion Bartoli, il cui sogno di riportare una francese in finale al Roland Garros dopo quella persa da Mary Pierce nel 2005 si è infranto contro un'avversaria troppo forte che l'ha surclassata nel vero senso della parola. La perfezione della prestazione messa in campo dalla quasi 31enne milanese si riflette tutta nei numeri. 6-3 6-3, niente di più lineare, 90 minuti precisi di partita, il doppio dei vincenti rispetto alla transalpina e due errori in meno, con un saldo tra winners e gratuiti ampiamente in positivo, e soprattutto il 75% di punti vinti con la seconda di servizio, a dimostrazione dell'enorme superiorità nella gestione degli scambi. E non pensiate che la francese si sia lasciata intimorire dalla situazione, dall'opportunità che gli stava capitando, dalla pressione di un pubblico che è impossibile non avvertire e che in passato ha tagliato le gambe a connazionali molto più forti ed eleganti di questa donnona dalle origini corse. Marion è una che nel 2007 ha fatto finale a Wimbledon, sa gestire i grandi palcoscenici. La partenza della Bartoli è stata tutt'altro che timida. Con i suoi colpi quadrumani la transalpina si avventava con irruenza inaudita su ogni palla buona, mentre il pugnetto era sempre chiuso, stretto, per darsi la carica in modo molto simile a quello della Sharapova. Il problema è che anche la Schiavone usciva dai blocchi ben centrata, tutt'altra cosa rispetto al quarto di finale contro la Pavlyuchenkova. L'inizio regalava quindi del tennis di altissimo livello, a dimostrazione che il vento, quello che poco prima aveva rovinato non poco i piani di Li e Sharapova, può anche non influire se lo stato delle giocatrici è di grazia. L'equilibrio regnava per 7 giochi senza l'ombra di una palla break in cui era addirittura la tennista di casa a ottenere il miglior rendimento alla battuta, con un solo punto smarrito in 3 giochi. Il servizio della Bartoli mostrava un primo leggerissimo calo sul 4-3 Schiavone. La 26enne di Le Puy en Velay pagava a carissimo prezzo qualche seconda di troppo, perchè la Schiavone ne approfittava per guadagnare metri in campo e trasformava la seconda palla break. Acquisito il vantaggio l'azzurra accusava una lieve e fisiologica flessione consentendo alla Bartoli di scappare 2-0 in apertura di secondo set. Dopo aver rifiatato un po' Francesca risaliva però in cattedra, tornando a utilizzare il campo alla perfezione, aprendoselo con i suoi dirittoni ultra-arrotati, il peggio che possa esistere per una quadrumane come la Bartoli, e sfruttando la fetta lasciata sguarnita tramite attacchi mortiferi col back di rovescio. Nel terzo gioco era un nastro made in France a salvare Marion, due punti dopo il controbreak era inevitabile. Con un distacco sotto il profilo del gioco che si faceva sempre più evidente la tennista di casa rimaneva in vita fino al 3-3 solo perchè alcune scelte tattiche inappuntabili della Schiavone non davano i suoi frutti per questione di centimetri. L'ennesimo allungo della leonessa, già nell'aria da una decina di minuti, diventava realtà nel settimo game, mentre un abisso si apriva nell'ultimo, quando la nostra scherzava addirittura l'avversaria per piazzare un break a zero sinonimo di vittoria. L'ultimo ostacolo tra Francesca Schiavone e la leggenda viene dalla Cina e si chiama Na Li. I precedenti parlano di un equilibrio assoluto con 2 vittorie per parte. Conforta il fatto che l'ultimo incontro si sia giocato l'anno scorso proprio qui al Roland Garros a livello di terzo turno e che Francesca lo abbia vinto con un perentorio 64 62. Ma quella era una Li che non aveva ancora capito come mettere a frutto le sue straordinarie doti anche su questa superficie che in Oriente è una semi-sconosciuta. Servirà un'altra Schiavone da incorniciare per alzare nuovamente il trofeo.

Quando sente aria di slam Na li si esalta, e al Roland Garros 2011 la cinese centra la seconda finale slam dell’anno, dopo quella persa agli australiana open contro Kim Clijsters. La n.7 del mondo arriva all’atto conclusivo superando in meno di due ore di gioco Maria Sharapova, (n.8), con il punteggio di 64 75. Ottava sfida diretta tra le due, con la russa avanti 5 a 2 e vincitrice dell’unico precedete sul rosso, giocato proprio al Roland Garros nel 2009 al 4° turno. Match molto equilibrato con diversi game lottati e chiusi solo ai vantaggi, dove la cinese alla fine si dimostra più attenta e continua nel suo gioco. Al contrario la Sharapova paga qualche errore di troppo, soprattutto al servizio, dove regala ben 10 doppi falli. Li Na inizia il confronto con il giusto piglio, aggredendo una Sharapova troppo contratta e in difficoltà a contenere le accelerazioni della cinese, soprattutto sul dritto incrociato. L’asiatica spinge e nel secondo gioco trova il break per salire 2-0. Troppa frenesia inveca Masha, molto aggressivo ma troppi fallosa. La russa spreca 3 palle dell’immediato contro break, e dopo un game fiume cambia campo sotto 3-0. Le percentuali al servizio delle due giocatrici si mantengono stabili in egual misura, mentre sul piano del palleggio è la cinese a creare più gioco, aprendosi bene il campo con entrambi i fondamentali. Maria annaspa, alterando ottime soluzioni a errori banali. Sotto 4-1, la Sharapova si salva, annullando con il servizio una pericolosissima palla break e rimettendosi in carreggiata poco dopo, strappando il servizio alla cinese e avvicina dosi sul 3-4. Pronta ad agganciare per la prima volta la Li, la russa crolla al servizio, e con ben 3 doppi falli su 4 punti giocati, lancia l’asiatica sul 5-3. Sul più bello però Na Li si disunisce, accorcia un po’ troppo il suo gioco e permette alla russa di affondare al meglio i suoi colpi, incassando un nuovo brek per riavvicinarsi sul 4-5. Ma oggi non è proprio giornata per la russa, che complice l’ennesimo doppio fallo, cede a 0 l’ultimo game di un set che la cinese posta a casa per 6-4 dopo 50 minuti. Cala nel secondo set la spinta della cinese, che spreca moltissimo già in avvio, dopo un primo game durissimo. Avanti 40-0 la Li spreca il triplo vantaggio, lasciandosi trascinare in una lotta che alla fine premia la determinazione della Sharapova, che strappa il break e poco dopo sale sul 2-0. Il servizio inizia finalmente a dare una mano alla russa, che senza grossi patemi si mantiene avanti fino al 4-2, trovando maggiormente la misura dei suoi colpi. Il buon momento però dura poco, perche la cinese ritrova ben presto la spinta e gli appoggi del primo set, mettendo a segna un parziale di 3 giochi consecutivi che riportano Na Li avanti sul 5-4. Col carattere la Sharapova si riporta in parità sul 5-5, ma l’inerzia del match sembra tutta della cinese che a zero vola sul 6-5 girando campo tra gli applausi del campo centrale. Nulla è ancora perduto per Maria, a caccia almeno del tiè-break per rimettere in piedi il match. Ma la disastrosa giornata al servizio, punisce forse più del dovuto la siberiana, che con altri 2 dopi falli spalanca le porte della finale alla cinese, che chiude a braccia alzate dopo 1 ora 48 minuti.

Giovedì 2 giugno 2011 - Risultati delle semifinali:

(5) Francesca Schiavone (ITA) d. (11) Marion Bartoli (FRA) 63 63
(6) Na Li (CHN) d. (7) Maria Sharapova (RUS) 64 75

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Post  poseidon on Sat 4 Jun 2011 - 10:21

E’ Rafael Nadal il primo finalista del Roland Garros 2011. Il numero 1 del mondo, nel giorno del suo 25mo compleanno, ha sconfitto Andy Murray in tre set: 64 75 64. Nonostante il punteggio, è stato un match molto combattuto sebbene Rafa abbia avuto sempre in mano le redini dell’incontro. Decisivi sono stati gli atteggiamenti opposti nei momenti chiave: spavaldo e offensivo lo spagnolo, passivo e titubante lo scozzese. Basti pensare che su 10 giochi finiti ai vantaggi ben 9 se li è aggiudicati Rafa. Troppe le occasioni sciupate da Murray (3/18 sulle palle break). Domenica, dunque, Nadal andrà a caccia del sesto titolo a Parigi (dove vanta 44 vittorie e 1 sconfitta in sei anni) e giocherà la sua dodicesima finale in un torneo dello Slam. A Murray, invece, rimane la magra consolazione di aver centrato la sua prima semifinale al Roland Garros, a conclusione di una buona stagione sulla terra (semifinale a Montecarlo e a Roma) Nei confronti diretti lo spagnolo conduce ora 11-4 (4-2 negli Slam). Primo set. Primo gioco da manuale per Murray, a segno con tre vincenti di pregevole fattura (smorzata seguita dalla chiusura a rete, rovescio incrociato e stop-volley). Nadal risponde con una splendida veronica ed un pressing costante da fondo: 1-1. Nel terzo gioco lo scozzese commette tre errori gratuiti, Rafa lo punisce e piazza il break grazie ad un passante di dritto. Fallite tre palle per il contro-break per difensivismo e sfortuna (dritto steccato di Nadal sulla riga di fondo), Murray inizia ad imprecare e a regalare soliloqui, intervallati da reiterate lamentele dirette verso il proprio angolo. Nadal fiuta il momento, ottiene il secondo break e vola sul 5-1. Non avendo più nulla da perdere, Andy inizia a giocare a braccio sciolto e grazie al servizio e a numerosi vincenti risale sul 4-5. L’ultimo game è avvincente: Rafa spreca due set point, annulla due palle break (una col serve and volley) e poi chiude 6-4. Lo spagnolo, di cui ha sorpreso il modo in cui ha rischiato di farsi rimontare, ha comunque giocato meglio nei momenti chiave andando sempre alla ricerca del punto al contrario di un avversario che, paradossalmente, è stato troppo passivo quando doveva spingere. Secondo set. Il copione si ripete anche all’inizio del secondo parziale quando, sotto 0-1 e 15-40, Nadal si salva giocando con coraggio e determinazione. Il match diventa ora una battaglia fatta di scambi lunghi ed eccellenti recuperi che vedono i due superarsi in fase difensiva. Dal 2-2 inizia una serie prolungata di break e controbreak. Propendendo per un atteggiamento più offensivo, Murray si espone a dei rischi e nel quinto gioco cede la battuta: 2-3. A sorpresa, Nadal regala il contro-break con un doppio fallo: 3-3. Il numero 1 del mondo, però, reagisce immediatamente e con un micidiale dritto lungolinea si riporta avanti di un break: 4-3. Lo scozzese non ci sta e con una risposta di rovescio recupera il break: 4-4. L’emorragia dei servizi si arresta solo per due giochi perché sul 5-5 un Rafa sempre più aggressivo strappa la battuta ad Andy e sale 6-5. Nell’ultimo game Murray sbaglia tre dritti e consegna a Nadal anche il secondo set: 7-5. Terzo set. L’inerzia del match è ormai tutta dalla parte del maiorchino che con un cross di rovescio ottiene il break per la quarta volta negli ultimi cinque turni di battuta. Visibilmente demoralizzato, Andy decide di accorciare gli scambi tentando il vincente quasi subito ma il Nadal odierno, se possibile, è ancora migliore rispetto a quello visto contro Soderling. I colpi giocati all’altezza della linea di metà campo sono uno sbiadito ricordo dei primi turni, così come l’espressione facciale poco convinta e quasi smarrita. Ora Rafa gioca profondo e carico, è solido ed aggressivo e le sue gambe girano che è una meraviglia. Lo scozzese, si sa, è duro a morire e prova a rientrare in partita procurandosi ben sei palle break (una sull’1-2, due sul 2-3, tre sul 3-4) ma Nadal è sempre attentissimo. Un indomito Murray tiene botta fino alla fine ma lo spagnolo non concede più occasioni sul suo servizio e chiude 6-4 dopo tre ore e diciassette minuti.

27 novembre 2010 Londra: Federer b. Djokovic 61 64 / 3 giugno 2011 Parigi: Federer b. Djokovic 76(5) 63 36 76(5). Nel periodo intercorso tra queste due date cruciali, ci sono stati 187 giorni e 43 partite, nel corso delle quali Novak Djokovic, non ha mai più conosciuto la parola sconfitta. Roger Federer era stato l’ultimo giocatore a sconfiggere il serbo nel novembre 2010 e lo stesso svizzero è stato oggi il primo a superare l’incredibile Djokovic del 2011. La stessa sorte toccò il 20 maggio 2007 a Rafael Nadal, che vide interrompersi, di fronte all’elvetico,ad Amburgo, la sua straordinaria serie di 81 successi sulla terra rossa. Fallisce dunque il primo vero assalto di Nole al numero uno del mondo, anche se le sue speranze di ritrovarsi già lunedì sul gradino più alto del ranking non sono svanite del tutto, visto che se Nadal dovesse perdere domenica, ci sarebbe l’agognato sorpasso, che porterebbe in vetta, per la prima volta dopo quasi 8 anni, un giocatore diverso da Federer e Nadal. Un Federer sontuoso, a mia memoria il migliore di sempre sulla terra battuta. Capace di togliere costantemente il tempo da fondo campo a quell’incredibile Novak Djokovic, la cui intensità di palleggio sembrava irraggiungibile, prima di oggi, per qualsiasi essere umano. Uno svizzero in grado di contrastare la profondità estrema dei colpi del serbo, ribattendo praticamente di contro balzo i colpi scagliati dal numero 2 del mondo, che atterravano negli ultimi metri di campo, ma tornavano indietro a velocità ancor più elevata. Uno Roger magistrale, che è riuscito in quella che sembrava un’impresa impossibile: minare la sicurezza del serbo, apparso, per la prima volta dall’inizio dell’anno, scoraggiato di fronte al tennis incredibile espresso dall’elvetico. Il primo giocatore del 2011, riuscito a disinnescare la super risposta del serbo, a suon di servizi bomba, costantemente al di sopra dei 200 km/h, con variazioni d’angolo e di rotazione costanti(alla fine saranno 18 gli ace, l’ultimo sul match point). Un’autentica lezione, ad opera di un autentico maestro. Djokovic non ha nulla da rimproverarsi, perché ha giocato in maniera fenomenale e la prestazione di Federer non avrebbe potuto raggiungere un livello così alto senza la sua partecipazione attiva e la sua incredibile qualità nello scambio da fondo. Per una volta non è stato lui il primo a prendere il tempo all’avversario e a poter così disegnare il campo, non è stato lui a giocare meglio nelle fasi calde. Certo quei due diritti in rete nei due tie break hanno pesato non poco nell’economia del match, però data la pressione che lo svizzero è stato costantemente in grado di mettergli addosso, sono errori comprensibili. Questa sconfitta, per come è arrivata, non sminuisce affatto la stagione del serbo, ma anzi la esalta e se proprio una sconfitta doveva venire, sono convinto che Djokovic, sia contento che sia giunta in questo modo, in una partita leggendaria. Dopo la sua vittoria con Andy Murray, proprio Rafa Nadal aveva dichiarato, ai microfoni di Guy Forget: “Adesso vado a godermi la sfida tra il miglior giocatore del momento ed il migliore di ogni tempo”. Parole, che lasciavano intendere che di lì a poco, avremmo assistito ad un match straordinario. E Rafa aveva perfettamente ragione, visto che la seconda semifinale del Roland Garros 2011, è stato un autentico show, sicuramente la miglior partita dell’anno, ma probabilmente una delle migliori di sempre. Un incontro memorabile: 3 ore e 35 minuti di palleggi inverosimili, velocità,che francamente non credevo si potessero mai raggiungere su un campo da tennis, se non al cinema o in un videogioco. Un primo ed un quarto set che, a mio modestissimo parere, hanno superato per velocità di palla e per bellezza, quel quinto set giocato dai due a New York la scorsa estate, che sembrava inarrivabile. Uno spettacolo da estasi pura, difficilmente ripetibile. Ad una qualità di gioco stupefacente si è aggiunta una trama degna del miglior drammaturgo, con continui colpi di scena da mozzare il fiato, non adatto, come si dice spesso in maniera troppo frettolosa, ai deboli di cuore. Fallito l’allungo, non senza l’aiuto dell’avversario, Djokovic è apparso per una volta insicuro, incapace di reagire e inerte, ricordando il fantasma di quel giocatore che fu, in parte, fino al 2010. Momento di smarrimento durato fortunatamente poco, prima di un finale da fuochi di artificio di marca serba, ma soprattutto elvetica. Sentore che qualcosa non sarebbe andato come sempre lo si aveva già nel primo gioco: non fosse stato per due servizi vincenti, con cui annullava le prime due palle break dell’incontro, Nole non collezionava alcun punto sulla propria battuta, concedendo così un vantaggio inatteso al suo avversario, sceso in campo col piglio dei giorni giusti. Federer, d’altronde, è sempre stato così: sapeva che dall’altra parte c’era un giocatore in uno stato di grazia come probabilmente ci sono stati pochi tennisti nella storia, per cui ha deciso di iniziare la contesa in maniera aggressiva. Ma col Djokovic di questi tempi, non basta certo mostrare i denti e mettere in campo qualche dritto vincente per fargli abbassare la cresta: infatti il serbo recuperava immediatamente il break perso, fronteggiava un altro 0-40, ma questa volta ne usciva illeso. Sul campo i due disputavano un match di tutto rispetto, diverse erano le soluzioni di rilievo, gli scambi che finivano in apnea, i colpi a tutto braccio che regalavano un sussulto a tutti gli astanti. Ma il canovaccio della partita, dopo l’inizio stentato del serbo, sembrava quello già visto a Roma, a Madrid, a Miami e via dicendo. Roger, nonostante una dignitosissima prova, e nonostante avesse già ottenuto 8 palle break, si ritrovava sotto per 2-4. Un qualcosa di davvero sconfortante, se non fosse che Federer, oggi, ha messo in campo la stessa classe e gli stessi movimenti che gli hanno permesso di stare al primo posto della classifica mondiale per oltre 5 anni. Anche quando Novak, dopo essersi visto recuperare sul 4-4, poteva usufruire di due set-point, ecco che l’elvetico ricorreva ad un’arma mai troppo decantata, nel suo qualitativamente risonante arsenale: il servizio. Con la battuta annullava i due set point e sempre col servizio, e non solo, si trascinava al tie break. E quando, nel gioco decisivo, due dritti scheggiati permettevano a Djokovic di portarsi sul 5-4 (da 2-4), l’elvetico nuovamente si faceva forte e tornava a dominare gli scambi: 7-5 e primo set in cascina. Il risultato della prima frazione, però, lasciava strascichi ben profondi nella psiche di Novak, che provava a portarsi avanti di un break nel gioco d’apertura del secondo parziale, ma quando Federer trovava un ace per annullargli l’occasione, il serbo si girava verso il suo angolo mostrando una frustrazione non consona a lui di questi tempi. Ma non si limitava qui il suo momento di scoramento, perchè Novak cominciava anche a sparacchiare i colpi, andava sotto di un break, al quarto gioco della frazione, e rischiava seriamente di dare il la ad una crisi che avrebbe messo a repentaglio la sua imbattibilità. Se sul punteggio di 2-5 per il suo avversario, il serbo evitava di subire un nuovo break – annullando ben 5 set point – nonostante l’esito del parziale fosse già evidentemente favorevole all’elvetico, questo era utile soltanto per ritrovare fiducia nel proprio gioco e ripartire con la corretta convinzione nel set successivo. In realtà, poi, sul 5-3, Novak una palla per risalire fino al 4-5 ce l’avrebbe anche, ma Roger, col servizio di oggi, non aveva idea di concedere proprio nulla: ace e facile 6-3. Djokovic, però, aveva ritrovato sintonia col suo tennis e, con questa riacquisita armonia, si portava sul 3-0, andando vicino al 4-0, ma l’orgoglio di Federer glielo vietava: da quel momento cominciava un dominio dei servizi che vedeva il proprio apice nell’ace con cui Djokovic archiviava la terza frazione per 6-3. Il vento era cambiato, come va di moda dire in questi tempi, perchè il serbo era superiore in quegli scambi che si allungavano. Per uscirne vincitore, a Roger servivano dei miracoli, a cui, comunque riuscivano spesso e volentieri. Si parlava di dominio dei servizi, ma nella quarta frazione quella del primo colpo diveniva una vera e propria dittatura. I games scorrevano via veloci, i giocatori si dimostravano campioni quando venivano chiamati ad affrontare delle difficoltà, rare, peraltro, fino alla fase calda. Fino al 4-4, lo svizzero cedeva la miseria di un punto in battuta, mentre il serbo non ricorreva comunque mai ai vantaggi. Poi, dopo questo momento di stasi, almeno nelle emozioni, si risaliva sulle montagne russe: prima Novak strappava un break che sembrava decisivo a suon di risposte sulla linea, ma quando si calava in campo per portare il computo set sul 2-2, Roger metteva a segno dei colpi da cineteca, passanti di rovescio in corsa dopo estenuanti scambi e dritti al fulmicotone a spiazzare Djokovic: 5-5. E non era finita qui. Federer doveva annullare altre due palle break – indovinate un po’, un servizio vincente e un ace – mentre Novak rischiava non poco, prima di portarsi sul 6-6. Il tie-break continuava sulla falsariga dei giochi precedenti, ma il punto decisivo, quello che con ogni probabilità ha donato a Roger la finale, è stato un brutto dritto del serbo sotterrato a rete, nonostante l’agevole posizione: si era sul 3-3, e con quello Federer guadagnava un mini-break essenziale, perchè da quel momento in poi gli bastava il servizio per guadagnare i tre punti mancanti: 7-5 e nulla da fare per Djokovic. Ma un Roger così era da tempo che non si vedeva. La strepistosa prestazione di Djokovic e Federer non deve però far dimenticare la scelta “miope” – è proprio il caso di dirlo – dell’organizzazione, che ha deciso di far iniziare le due semifinali un’ora più tardi rispetto agli anni prima – alle 14 invece che alle 13 – giustificandosi dicendo che nelle edizioni precedenti non si sarebbe corso il rischio oscurità nemmeno se si fosse cominciato col nuovo orario. Peccato che non tutto dipende dal numero di giochi o di set, ma la lunghezza di partita è spesso determinata anche dal numero medio di scambi per singolo punto. E quando in campo ci sono giocatori come Murray, Nadal, Federer o Djokovic, tennisti, chi più chi meno, dalle buone trame offensive, ma molto validi anche in difesa, i match si allungano con grandissima facilità. Per fortuna tutto è filato liscio, ma c’è da dire che si è avuto il tempo di giocare soltanto 7 set: se si fosse andati al quinto in uno dei due incontri? Scelta da rivedere per il prossimo anno, perchè se Federer e Djokovic avessero posticipato il quinto set di un match di questo livello a sabato, ci sarebbe stato non poco da recriminare. La vittoria odierna sancisce per Roger Federer, la conquista della 23esima finale di slam della sua carriera, la quinta a Parigi e conferma che in cima al tennis mondiale, ci sono ancora loro due, Federer e Nadal, che domenica si affronteranno per la 28esima volta (18-9 per Rafa il bilancio), la nona in finale di uno slam e la quinta nell'ultimo atto del Roland Garros, dove ha sempre vinto Nadal. Questo Federer visto oggi è perfettamente in grado di negare allo spagnolo il sesto titolo a Bois de Boulogne, perché su questa superficie, un Federer così non lo avevamo mai visto. Per lo svizzero, il canto del cigno, da molti troppo in fretta annunciato, è ancora molto molto lontano.

Venerdì 3 giugno 2011 - Risultati delle semifinali:

[1] R Nadal (ESP) d [4] A Murray (GBR) 64 75 64
[3] R Federer (SUI) d [2] N Djokovic (SRB) 76(5) 63 36 76(5)

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